“Avrei proprio bisogno di staccare un pó la spina”.. le Cinque Terre mi accontentarono subito!

Per evitare di stressarci in mezzo al traffico, abbiamo preso il treno da Milano a Levanto e poi, con il 5 Terre Express, una sola fermata per iniziare il nostro tour.

Corniglia e il suo porticciolo ci hanno introdotto tra vicoli stretti e case colorate, il tratto caratteristico di questa parte di Liguria.

Pescatori appena rientrati dalla cattura della notte e profumo di focaccia appena sfornata facevano da cornice a quello che si svelò subito come un paesaggio romantico.

Complice il tempo perfetto, sole tiepido e qualche nuvola ristoratrice, abbiamo deciso di visitare le altre “terre” a piedi, facendo trekking lungo i sentieri che costeggiano il mare e aprono in due le montagne.

Facendo il pass di 24 ore abbiamo potuto percorrere tutti i sentieri aperti (della via dell’Amore, ad esempio, dopo l’ultima alluvione si puó godere solo per circa 200 mt) e prendere il treno tutte le volte che volevamo.

La prima passeggiata è stata da Corniglia a Vernazza (3 km per 50 minuti circa) – dove ci siamo fermati a mangiare una bruschetta di pesto alla genovese e pomodori secchi per fare il pieno di energie, ma la piú spettacolare è stata quella di 6 km da Vernazza a Manarola.

Dopo un primo strappo iniziale che dal paesino porta quasi in cima alle montagne, tra boschi di abeti e larici e qualche timido rigagnolo, si sbuca tra le viti a picco sul mare e cactus fioriti che cercano il sole, per poi terminare con una discesa di scalini sfiancante.

L’arrivo è davvero appagante, non si ha voglia di parlare ma solo di riprendere fiato osservando le sfumature dei colori sulle facciate delle case e sull’acqua del mare.

Il mio consiglio è di non rinchiudersi in uno dei bar presenti, ma di prendere uno Spritz o una birra da asporto e sorseggiarla con vista mare.

Dopo una pausa, siamo ripartiti alla volta di Riomaggiore, dove avremmo passato la notte.

Dopo cena, una passeggiata notturna alla marina illuminata e’ d’obbligo, ma tornateci il mattino dopo per salire sino al Castello e godere della vista spettacolare sulla costa.

Avendo giá visto Monterosso e dovendo prendere il treno per Milano da La Spezia, abbiamo scelto di visitare Porto Venere, che non rientra tra le 5 Terre ma merita di dedicarle almeno un paio d’ore.

Una stradina di ciottoli un pò piú alta del porto conduce alla Chiesa, alla Grotta di Lord Byron e al Castello arroccato.

Quando si entra soprattutto nella grotta, in un attimo è chiara la ragione per cui il golfo di Porto Venere è chiamato Golfo dei Poeti: la poesia nasce spontanea sentendo il rumore delle onde che si infrangono sugli scogli e il verso dei gabbiani che provano a resistere all’aria forte e fresca che tira dalle rocce.

You can’t lose it: non ripeto il trekking, ma un cono di frittura mista da passeggio per mangiarlo seduti sulla sabbia fresca di Primavera.