La prima volta che ho sentito parlare tedesco è stato per le vie di Norimberga, quando con la mia migliore amica e allora compagna di liceo abbiamo trascorso 2 settimane in stage a casa di una famiglia tedesca.

Sorvolando sulle difficoltà di comprensione e sulla “pasta al sugo” che hanno voluto prepararci per la nostra prima cena in terra crucca, Norimberga resta sicuramente una delle mie città del cuore.

Anzitutto per la sua storia, purtroppo anche intrisa di orrori: la si ricorda soprattutto per essere stata, dopo la fine della seconda Guerra mondiale, la sede del Processo contro i crimini dei gerarchi nazisti.

Ma Norimberga è anche storia di un’arte bella, come dimostrano le mura del centro storico e il Burg, la fortezza che dai primi del ‘900 è divenuta la sede imperiale in città.

E poi, per chi come me ama le città affacciate sull’acqua, Norimberga, quando si specchia nel suo Pegnitz, è un piccolo angolo di magia.

Di passaggio per raggiungere la Danimarca e di ritorno dopo averla girata in lungo e in largo mi sono fermata ad Amburgo – che vanta uno dei porti più grandi d’Europa e un quartiere a luci rosse diretto concorrente di quello di Amsterdam

Lubecca – che dà un’immagine della sua bellezza già davanti alla Holstentor, porta rossa di ingresso alla città

Lindau – preziosa con i suoi tramonti sul lago, in netto contrasto con lo sguardo minaccioso del leone rivolto verso uno dei due fari della città

Friedrichskoog – con il suo famoso allevamento di foche e Rothenburg – estremamente romantica grazie alle sue cinta murarie che poi lasciano spazio a piccole casette di legno e colori da far invidia a un libro di fiabe.

Ne parlo per ultima, ma perchè voglio darle un’importanza particolare. Volare a Berlino è stato il regalo di mio marito per festeggiare i miei 29 anni e senza saperlo, con noi stava giá viaggiando anche Leonardo.

Era tanto che volevo scoprire questa città su cui ho sentito opinioni molto contrastanti e devo dire che la mia è più che positiva.

Berlino è tutta un contrasto: tra l’antico dei palazzi del quartiere Charlottenburg e il moderno dei grattacieli di Potsdamer Platz, tra la tranquillità del lungo viale Kaarl Marx Allee e il caos della notte a Katti, tra il grigio del Muro e i colori dei cortili di Hackeschen Hofe, tra il cemento del monumento all’olocausto e il verde dei suoi infiniti parchi.

Berlino è una città che vive di energia propria, che regala nei cocktail bar il venerdi sera, nelle Bakerie il sabato mattina, nei karaoke all’aperto della domenica pomeriggio.

Berlino è una città da vivere. Questo è ciò che più mi è rimasto di lei: la sua vita.

Berlino ha appagato anche il mio palato! Non ci siamo fatti mancare wurstel e kartoffeln (da provare quelli del Curry 59, un baracchino sempre affollatissimo)

ma non abbiamo rinunciato a cene romantiche, come quella al Katz Orange, locale suggestivo in un’ex fabbrica di birra che, tra gli altri piatti, serve un maialino cotto per 12 ore, caro ma davvero tenero e saporito.

e cene di sapore internazionale, per la precisione turco, seduti all’aperto da Hasir, nel centro del quartiere Kreuzberg, prima di concederci un cocktail molecolare in uno dei tanti pub della zona.

You can’t lose it: in qualsiasi momento dell’anno vi troviate in una delle più grandi città tedesche, l’acquisto di un gadget natalizio al negozio di Käthe Wohlfahrt.