Un vero travel addicted è pronto a cambiare i piani all’ultimo momento.

Quando, per esempio, aveva deciso di trascorrere qualche giorno delle settimane centrali di Agosto sui monti catalani e le previsioni del tempo sono orribili: vento e acquazzoni per tutta la durata del soggiorno.

Se neppure sulla costa la condizione sembra essere delle migliori, non resta che buttarsi sull’entroterra e scavalcare il confine di ben tre Comunidades Autonomas: Cataluña, Aragón e Navarra.

Quando raccontavo agli amici che saremmo andati al deserto de Las Bardenas Reales, mi guardavano tutti con la faccia stranita, di chi non ha la minima idea dell’ubicazione di quel luogo né, tanto meno, delle ragioni che ti spingano a visitarlo. Giuro, è stata la reazione anche di molti spagnoli.

Devo ammettere che io stessa scoprii dell’esistenza di questo luogo magico per caso, in uno dei rarissimi momenti di zapping alla tv. Subito però ebbi la sensazione che ne sarebbe valsa la pena, tanto che mi appuntai quel nome sul quadernetto dei prossimi viaggi dei sogni.

E i sogni per me si posson realizzare anche “dietro casa”.

Di questa fuga parlo felice anche perché da quando scrivo è stata la prima “costruita strada facendo”. Hotel/appartamento prenotato il giorno prima, senza cancellazione gratuita, tappe selezionate mentre la macchina da Barcellona aveva già imboccato la statale verso Zaragoza, ristoranti scelti camminando avanti e indietro per la città.

Se mi avessero detto di partire senza nulla di programmato, mi sarei rifiutata e avrei piuttosto passato notti in bianco per organizzare il più possibile. Eppure, piccola pulce di 15 mesi al seguito e zaino da montagna in spalla, siam partiti!

La distanza tra Barcellona – base delle nostre vacanze estive – e las Bardenas Reales è di oltre 400 km, quindi ottimale è pernottare a Zaragoza. Anche su questo punto, in molti avevano tentato di farci cambiare idea, “perchè non è nulla di speciale”.

E invece, come di incanto, vi racconto di una città davvero bella. Sarà che la raggiungiamo con il sole caldissimo e dopo meno di due ore si ricopre di nuvole nere e l’azzurro lascia spazio a una tempesta di pioggia che abbassa le temperature di 20 gradi, sarà che si affaccia sulle rive del fiume Ebro che fa da specchio a una maestosa Cattedrale, sarà che ospita alcuni localini di tapas che sono la fine del mondo, ma a me Zaragoza ha davvero conquistato.

Merita una sosta già solo per la Plaza del Pilar, che deve il nome alla Cattedrale la quale, a sua volta, lo deve alla leggenda secondo la quale uno dei pilastri di questa Chiesa sia stato posto dalla Vergine Maria in persona. Oggi “isolato” per evitare atti vandalici e ampiamente venerato da turisti e non solo.

Se poi si prosegue camminando lungo gli argini del fiume, si raggiunge uno splendido esempio di arte mozarabica: el Palacio de la Aljaferia.

Per chi è stato in Andalusia e, in particolare, a Granada, è inevitabile scappare con la mente a la Alhambra e, in fin dei conti, le temperature sono le stesse.

Le due sere in città son state una piacevole sorpresa anche per il palato. Due cene di stile completamente diverso, una appoggiati su due sgabelli di legno posizionati in bilico su una via del centro, provando le sole 3 tapas che la Locanda La Vinya mette in menù: patatas bravas con salsa aragonesa, pinchos di carne di pollo/maiale/pecora e melanzane fritte con riduzione di miele. Tre sole proposte, che valgono molto più di un menù dall’ampia scelta.

La seconda sera, quella del mio compleanno, mio marito mi porta a cena al ristorante Albarracín. Se decidete di provarlo – e lo consiglio – non fate caso a siti come Tripadvisor e The Fork (El Tenedòr, per chi volesse cimentarsi con la versione in spagnolo) che lo chiamano ancora “La Parrilla de Albarracín”. Il locale si chiamava così sino a qualche anno fa, prima che venisse ristrutturato. Del vecchio locale resta però un bellissimo ricordo, la sala al piano inferiore.

Optiamo per il menù degustazione che, nella sua versione estiva, ci permette di provare: come antipasti un tagliere di salumi iberici accompagnati da cipolla nera, olive e salsa di tomate fresco; crocchette cremose di jamón iberíco e carpaccio di tonno rosso con barbabietola, sale rosa dell’Himalaya, crostini di pane fritto e spuma di tartufo.

Per portata principale scegliamo un riso croccante con calameretti e salsa di nero di seppia e uno stinco di capra su letto fine di patate.

Concludiamo alla grande con i dessert: tris di cioccolati – per consistenze e forme (una mousse di cioccolato fondente 100%, un gelato di cioccolato al latte e delle nocciole ricoperte di cioccolato 80%) e cremoso di yogurt bianco con riduzione di albicocche e frutti di bosco e croccante di mandorle.

Tutto assolutamente perfetto, non fosse per l’attesa, decisamente impegnativa (siamo stati a tavola più di due ore) e l’accompagnamento musicale (visto il nome del ristorante e la cucina tipica, ci aspettavamo che anche il sottofondo richiamasse quella cultura, ma purtroppo non fu così). Queste son però due piccole pecche da veri perfezionisti.

Faccio un piccolo salto indietro per consigliarvi, lungo il tragitto per o da Zaragoza, di scattare qualche foto a Belchite. E’ un paesino davvero suggestivo, che nella sua parte alta è rimasto come l’ha lasciato la battaglia del 1937 durante la Guerra Civìl di F. Franco.

Lo si vede in 15 minuti tanto è piccolo e concentrato, ma dà l’idea di un tempo bloccato, dove la speranza che un giorno tutto possa rimettersi nuovamente in moto è data dall’unico bene rimasto intatto: una croce.

l mattino dopo il nostro arrivo, ci dirigiamo a Las Bardenas Reales. Vista l’aspettativa davvero alta che questo luogo si portava dietro, temevo di restarne delusa. Tutt’altro!

Un piccolo angolo di America emerso in piena terra europea e peraltro senza un briciolo di turismo. Chilometri e chilometri di distese pianeggianti di color ocra, canyon, qualche altopiano e la formazione rocciosa più famosa, quella del Castillo de Tierra.

Non si sente praticamente alcun rumore, se non quello del vento che soffia incessante e rende la visita piacevole anche in una caldissima giornata di Agosto. Il paesaggio è così incredibile che cattura l’attenzione in modo totalizzante, tanto da rendere silenzioso anche il passaggio di qualche camper e moto di turisti. E’ quasi scioccante la vista di un piccolo corso d’acqua nel mezzo della terra arida.

Non a caso a Las Bardenas Reales hanno ambientato tanti film west e di recente ci è transitata persino “The Mother od Dragons”.

Ci sono due possibili itinerari, entrambi asfaltati e, anche se in alcuni punti un po’ stretti, agevolmente percorribili con qualsiasi tipo di automobile. Uno conduce alla parte de Las Bardenas Blancas e l’altro a Las Bardenas Negras). Noi, non avendo fretta, li abbiamo fatti in parte entrambi, e devo dire che è un’ottima soluzione, perchè consente di vedere entrambe le caratteristiche di questo luogo.

Volendo, all’imbocco della discesa lungo il parco, si trova il Punto Informazioni (chiuso però dalle 13.30 alle 16.30), presso il quale si può fissare un’escursione con una guida.

Il deserto chiama a gran voce anche un pic-nic, che se non si vuol fare sotto il sole a picco, è consentito nella zona di sosta del Punto Informazioni, sotto uno dei pochissimi alberi che hanno piantato per dar sollievo.

La tre giorni intensiva non sarebbe stata completa senza una “tappa verde”. Il dado finì sulla casella del Monasterio de Piedra e il suo parco naturale.

Il primo – famoso per essere stato il primo luogo in cui in Europa venne prodotto il cioccolato dai semi di cacao – una gemma preziosa incastonata all’interno di un grande parco, saliscendi di sentieri tra gli schizzi delle cascate e il canto dei falchi in volo. A dir la verità la meta è ormai piuttosto turistica per essere nel pieno entroterra aragonese, ma mai come Playa de la Barceloneta il 14 di Agosto.

You can’t lose it: tutte le tappe che vi ho raccontato in questo post!

Se siete arrivati a leggere fino in fondo, perdonatemi per la lunghezza, ma a questo giro la sintesi è stata proprio difficile.