Mi ci sono voluti 28 anni e 11 mesi prima di atterrare in terra sicula. Direi che l’attesa ne è valsa la pena! Se qualcuno vi dicesse “almeno una volta nella vita devi vedere la Sicilia”, credetegli, non sta esagerando.

Avendo poco piú di una settimana a disposizione e in Agosto, abbiamo dovuto rinunciare a scoprire la zona di San Vito Lo Capo, Riserva dello Zingaro, Scala dei Turchi, Trapani e Agrigento per dedicarci al catanese e al siracusano. Non è stato comunque un ripiego che ci ha lasciati delusi.

Catania ci ha accolto in una mattina caldissima, con una granita al pistacchio e la tipica brioches siciliana seduti a un tavolino di piazza Duomo, circondati dai pescivendoli in cerca del miglior compratore al mercato ittico, con il suo Etna fumante alle spalle e con un’inaspettata oasi di pace in piena città – i giardini di villa Bellini.

 

Abbiamo sfidato la sorte decidendo di muoverci nei dintorni di Catania con i mezzi pubblici e, lo ammetto, spesso le attese infinite sotto il sole ustionante e i pullman pieni di gente ci hanno fatto perdere la pazienza, la fortezza a picco sul mare di Acicastello, il colore cristallino dell’acqua ad Acitrezza e la vista dalla terrazza di Taormina hanno cancellato qualsiasi sensazione negativa.

 

Non potevamo raggiungere Siracusa senza aver prima fatto un’escursione alle Eolie, con il loro mare di un blu inimitabile e centri storici da cartolina.

Navigando intorno a Lipari si passa accanto ai suoi faraglioni, resti di rocce vulcaniche, mentre attraccando al porto di Vulcano l’aria si riempie di zolfo, quello che emanano le sorgenti naturali delle sue spiagge.

 

Quello che forse nessuna foto e nessuna cartolina sono in grado di raccontare è che  mentre l’aria ti scompiglia i capelli sul battello, ciò che hai di più scomposto è il cuore, mai pronto per tanta bellezza, soprattutto quando ti si svela davanti tutta insieme, nell’arcipelago di Isole che rendono il nostro bel Paese meta di turisti da tutto il mondo.

Dopo cinque giorni di caos in quel di Catania, abbiamo raggiunto Siracusa, alloggiando sull’isola di Ortigia, un reticolo di viuzze tranquille tra mare limpido e rovine antiche.

 

Abbiamo fatto tappa a Noto, che oltre la sua porta d’ingresso svela uno scenario fiabesco, soprattutto nelle prime ore del mattino, quando la luce del sole appena sorto riflette sui tetti colorandoli di giallo acceso. Il centro storico, con due bellissime chiese, tra cui la Cattedrale, e una lunga lista di edifici di insolita bellezza si gira in poco più di un’ora, fermandosi per la colazione in uno dei bar all’aperto su corso Vittorio Emanuele.

Subito dopo l’arco troverete la fermata della navetta che porta al lido di Noto. Fate scorta di tanta pazienza perché gli orari cambiano senza preavviso e non vengono comunque rispettati. Guai però a rinunciarci: il lido è un susseguirsi di spiaggia fine e bianca con un mare più che cristallino. Fermatevi per un pomeriggio qui o nella vicina Marzamemi e ritrovate la pace.

 

Per noi la vacanza in Sicilia è stata anche un tour gastronomico, tra pizza con mozzarella di bufala e granella di pistacchio di Bronte, arancine al ragù, cipollata, pasta alla norma e sarde alla beccafico. L’elenco è molto più lungo di questo e la Sicilia è capace di soddisfare ogni gusto, ma non voglio svelarvi tutto e rovinarvi la sopresa.

You can’t lose it: una colazione tipica alla siciliana, con granita e brioches.